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Firenze

Firenze, città, capoluogo della provincia di Firenze e della regione Toscana, nell’Italia centrale. La città, situata a circa 230 km a nord-ovest di Roma, è circondata da dolci colline coperte di ville e fattorie, vigneti e frutteti.

Firenze fu fondata come colonia militare romana intorno al I secolo a.C., con il nome di Florentia in latino, e nel corso della sua lunga storia è stata una repubblica, sede del ducato di Toscana e capitale (1865-70) d’Italia. Nel corso del XIV-XVI secolo Firenze raggiunse la preminenza nel commercio e nella finanza, nell’istruzione e soprattutto nelle arti.

La gloria attuale di Firenze è soprattutto il suo passato. Infatti, il suo centro storico è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO nel 1982. Gli edifici che vi si trovano abbondano di opere d’arte, e gli splendori della città sono impressi con la personalità degli uomini che li hanno realizzati. I geni di Firenze erano sostenuti da uomini di grande ricchezza, e la città testimonia ancora oggi la loro passione per la religione, per l’arte, per il potere o per il denaro. Tra i più famosi giganti culturali della città ci sono Leonardo da Vinci, Michelangelo, Dante, Machiavelli, Galileo e i suoi più famosi governanti, generazioni della famiglia Medici.

Gli studiosi si meravigliano ancora oggi che questa piccola città di usurai e fabbricanti di stoffe senza molto potere politico o militare abbia raggiunto una posizione di enorme influenza in Italia, in Europa e non solo. Il volgare fiorentino divenne la lingua italiana e la moneta locale, il fiorino, divenne uno standard monetario mondiale. Gli artisti fiorentini formularono le leggi della prospettiva; i letterati, i pittori, gli architetti e gli artigiani fiorentini iniziarono il periodo conosciuto come Rinascimento; e un navigatore fiorentino, Amerigo Vespucci, diede il suo nome a due continenti.

La città è rimasta un’importante forza culturale, economica, politica e artistica nell’era moderna, stabilendo tendenze nell’amministrazione politica (soprattutto sotto il sindaco Giorgio La Pira negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta) e anche nell’innovazione culturale (come nella sua influente stazione ferroviaria modernista progettata sotto Giovanni Michelucci, nel suo stadio di calcio di Pier Luigi Nervi e nel movimento di design radicale Archizoom attivo durante gli anni Sessanta e Settanta).

La regione intorno alla città ha un’economia moderna e dinamica basata sulla piccola produzione industriale. La città stessa è molto più dipendente dal turismo, ma ha anche sviluppato settori più nuovi come l’informatica. Il ruolo chiave di Firenze come centro di mercato è rafforzato dalla sua posizione al crocevia delle linee di trasporto che collegano il nord e il sud dell’Italia. Superficie di 104 km quadrati con una popolazione di 379.563 abitanti.

Posizione geografica

Firenze è stata fondata per controllare l’unico attraversamento praticabile da nord a sud dell’Arno da e per i tre valichi appenninici: uno a Faenza e due a Bologna. Due sottili torrenti, il Mugnone e l’Affrico, scendono attraverso la città per incontrare l’Arno.

L’Affrico, non lontano dalla sua sorgente appenninica, è di solito un gorgogliante gorgogliamento in mezzo a larghi letti di ghiaia molto al di sotto delle banchine, ma a volte sale e si ingrossa in un potente torrente, devastando la città con le piene. L’approvvigionamento idrico della città è servito anche come risorsa, tuttavia, rendendo possibile il lavaggio, la follatura e la tintura dei tessuti, con il conseguente sviluppo di una grande industria.

La posizione di Firenze, come importante crocevia tra Bologna e Roma, ha reso la città vulnerabile agli attacchi. I suoi colli offrivano una certa protezione, ma i cittadini si sentirono comunque costretti ad erigere imponenti mura di cinta nel periodo 1285-1340; anche se le mura furono in gran parte abbattute durante l’espansione urbana degli anni Sessanta del 1800, la loro precedente presenza rimane chiaramente visibile in un cinto di strade intorno alla città originaria. Inoltre, poiché la sponda sud dell’Arno ha impedito la crescita urbana, alcuni tratti delle mura si sono conservati.

Oltre il centro storico di Firenze, la città si è ampliata nel corso dell’ultimo secolo per accogliere le ondate migratorie. Sono stati realizzati numerosi progetti di edilizia abitativa, come quelli dell’Isolotto (1954-55). Queste zone periferiche sono cresciute fino a dominare il centro della città, creando una sorta di “sistema urbano aperto” (e un vasto e fortunato distretto industriale) che si estende a nord-ovest in direzione Prato e a sud-est in direzione Arezzo. Grandi città satellite come Scandicci sono cresciute fino a rivaleggiare con il centro di Firenze.

Clima di Firenze

La posizione di Firenze in una piccola conca circondata da colline è un fattore determinante per il suo clima mutevole. Le estati tendono ad essere estremamente calde e umide, e gli inverni sono freschi e umidi. La temperatura media mensile per i mesi di luglio e agosto è di circa 23-24 °C, con un massimo medio diurno di circa 35 °C; la temperatura media mensile per gennaio è di 5 °C. Gli inverni tendono ad essere di breve durata, terminando generalmente a metà marzo, e portano pioggia piuttosto che neve.

Le piogge sgradevolmente fredde possono però persistere fino ad aprile, con grande disagio per la folla dei turisti pasquali. Le stagioni più piacevoli in cui visitare Firenze sono la tarda primavera e l’autunno, quando il cielo diventa azzurro e il sole si riscalda ma non brucia.

L’assetto della città

Sebbene la maggior parte della città di Firenze sia stata una creazione della nascente epoca rinascimentale, gli inizi romani della città come un tipico castrum, o città di guarnigione, possono ancora essere percepiti. Sono visibili nel reticolo rettilineo il cui asse è la Via Calimala, con un foro nell’odierna Piazza della Repubblica (usata come mercato durante gran parte della sua storia). Lo skyline, tuttavia, è dominato da due imponenti strutture dei secoli successivi. Una di queste è l’austera torre di Palazzo Vecchio, iniziata nel 1299, in Piazza della Signoria. Ospitava i rami legislativo ed esecutivo del governo civico locale (i priori) e ancora oggi funziona come municipio di Firenze. Da sempre centro nevralgico dell’orgoglio e del potere locale, l’edificio era ornato da importanti opere di scultura fiorentina, tra cui spiccava l’imponente statua del David di Michelangelo (oggi sostituita da una copia). A incorniciare la Piazza della Signoria c’è anche l’elegante Loggia dei Lanzi, costruita alla fine del XIV secolo; oggi è un museo all’aperto di capolavori della scultura, tra cui il Perseo di Benvenuto Cellini.

Da dietro la loggia e dal fianco del palazzo, le alte ali gemelle colonnate di un edificio più tardo, gli Uffizi, si estendono fino all’Arno. Elegante edificio progettato da Giorgio Vasari, fu iniziato nel 1560 per ospitare gli uffici granducali. Nel 1574 il Granduca Francesco I ordinò che il piano superiore venisse convertito per ospitare i tesori d’arte medicea. La collezione degli Uffizi, una delle più preziose al mondo, offre esempi di pittura dal XIII secolo al XVIII e comprende la maggior parte dei nomi più significativi dell’arte fiorentina.

Il secondo tratto distintivo dello skyline di Firenze è la cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore (il Duomo). L’edificio stesso, situato a nord di Piazza della Signoria, fu iniziato dallo scultore Arnolfo di Cambio nel 1296. Numerosi artisti locali continuarono a lavorarvi nel secolo e mezzo successivo. Il pittore Giotto ne progettò il robusto campanile nel 1334. Ma la massiccia cupola ottagonale (1420-36), che domina veramente sia la chiesa che la città, fu l’orgogliosa realizzazione di Filippo Brunelleschi, maestro architetto e scultore. Di fronte alla cattedrale si erge il Battistero, l’edificio risale all’XI secolo ma fu ritenuto dai fiorentini un monumento romano superstite quando gli commissionarono una serie di porte in bronzo con sculture a rilievo (1330; 1401-52). La terza coppia di queste porte, opera di Lorenzo Ghiberti, era di una bellezza così rara che Michelangelo le battezzò Porte del Paradiso.

Intorno ai perimetri della Firenze storica si trovano le vaste chiese “nuove arrivate” degli ordini mendicanti: a ovest, Santa Maria Novella (iniziata nel 1279) dei Domenicani; a est, Santa Croce (iniziata nel 1294) dei Francescani. Ognuna di queste chiese è un monumento d’arte rinascimentale nella sua decorazione. All’interno di Santa Maria Novella si trovano la Cappella Spagnola, con affreschi di Andrea da Firenze; il Chiostro Verde, con affreschi di Paolo Uccello; la Cappella Strozzi, con affreschi di Filippino Lippi; e la Cappella Maggiore, con affreschi di Domenico Ghirlandaio, oltre all’imponente affresco di Masaccio La Trinità, con l’uso della prospettiva pienamente realizzato.

La facciata di Santa Maria Novella è stata completata (1456-70) su disegno di Leon Battista Alberti. Accanto a Santa Croce, Brunelleschi aggiunse la Cappella Pazzi, progettata geometricamente intorno al motivo di un cerchio all’interno di un quadrato. All’interno di Santa Croce si trovano importanti cicli di affreschi del più famoso pittore del primo fiorentino, Giotto. Paradossalmente, i committenti di questa chiesa erano tra le famiglie più ricche di Firenze, nonostante (o forse proprio per questo) i voti di povertà pronunciati dall’ordine francescano. Santa Croce ha anche un significato storico, perché divenne una sorta di pantheon che conteneva le tombe di famosi studiosi, scrittori, artisti e patrioti fiorentini.

Dall’altra parte dell’Arno si trova la modesta chiesa carmelitana di Santa Maria del Carmine, la cui Cappella Brancacci espone alcuni dei più potenti affreschi del primo Quattrocento di Masaccio e Masolino (1425-27 ca.). Gli affreschi sono stati riportati all’antico splendore, riportando alla luce colori e dettagli a lungo oscurati.

Tra Piazza della Signoria e la cattedrale si trova un edificio notevole, l’Orsanmichele (Oratorio di San Michele). Nel 1290 Arnolfo vi costruì una loggia per il mercato del grano, che però fu distrutta da un incendio; una loggia più grande fu eretta nel 1377 e poi chiusa a chiesa nel 1380. La sua fama principale deriva dalla decorazione dei primi del XV secolo, donata dalle maggiori corporazioni fiorentine.

Ad ogni corporazione è stato assegnato uno dei tabernacoli all’esterno dell’Orsanmichele e ci si aspettava che gli venisse commissionata una scultura. Tra le opere migliori realizzate si segnalano i bronzi di San Giovanni Battista (patrono della città e della potente corporazione di Calimala) e San Matteo (per il Cambio, o banchieri) del Ghiberti e i marmi di San Marco (drappeggi di lino) e di San Giorgio (armaioli) di Donatello.

A nord della cattedrale si trovava la provincia degli eventuali sovrani di Firenze, i Medici, una famiglia di banchieri. Sulla piazza dietro la casa dei Medici si trova la chiesa agostiniana di San Lorenzo, per la quale Brunelleschi realizzò un austero e semplice disegno geometrico rinascimentale basato sullo studio delle basiliche paleocristiane di Roma (1421). Il mecenatismo mediceo portò a decisive aggiunte artistiche decorative. Donatello fornì un pulpito in bronzo e Brunelleschi aggiunse una sacrestia (la Sagrestia Vecchia); circa un secolo dopo Michelangelo la bilanciò con la Sagrestia Nuova, che contiene le sue famose Tombe Medicee. Michelangelo progettò anche la Biblioteca Laurenziana, accanto a San Lorenzo, per ospitare la grande biblioteca riunita dalla famiglia Medici. Vicino alla chiesa si trova il Palazzo Mediceo (Palazzo Medici-Riccardi), costruito dall’architetto Michelozzo a partire dal 1444. All’interno, una cappella contiene un affresco di Benozzo Gozzoli, il Corteo dei Magi (1459), in cui sono raffigurati i seguaci dei Medici.

Il più grande palazzo di Firenze è Palazzo Strozzi, iniziato nel 1489 per una delle famiglie più grandi e ricche della città (che però era stata eclissata politicamente dai Medici). Le sue enormi dimensioni hanno volutamente superato quelle di Palazzo Medici. Degno di nota all’interno di Palazzo Strozzi è un ampio cortile, che con il suo uso di archi e di una loggia raggiunge una sensazione di apertura e di semplicità.

A sud dell’Arno si trova Palazzo Pitti; questa grandiosa struttura fu creata per il granduca Cosimo I dallo scultore Bartolommeo Ammannati, che ampliò (1558-70) un palazzo della famiglia Pitti di un secolo prima. Le colline alle spalle di questo imponente palazzo furono trasformate in magnifici giardini, il Giardino di Boboli, ricco di fontane, statue e un anfiteatro, dove opere liriche e concerti per i regnanti medicei ne hanno decretato l’esistenza aulica come signori assoluti della città. L’Ammannati progettò anche un ponte verso il palazzo, il Ponte di Santa Trinità (1567-69).

Personaggi di Firenze

Il più grande poeta di Firenze, Dante, caratterizzò aspramente il popolo della sua città come un po’ tirchio, invidioso e altezzoso. Un tocco di questo severo giudizio si aggrappa ancora ai fiorentini, nel cui trucco si tende a perdere l’esuberanza e il calore associati agli italiani in altre città e regioni. Forse i fiorentini, molti dei quali discendono da lunghe file di fiorentini, sono riservati in autodifesa contro il flusso massiccio di turisti, diversi milioni dei quali affollano i quartieri storici di Firenze.

La popolazione della città è aumentata notevolmente nel corso del XX secolo. Gli immigrati prima degli anni Settanta provenivano principalmente dalla regione Toscana ma anche dal sud Italia. Molti cinesi in realtà erano arrivati prima, e dalla metà degli anni Settanta la città e la sua regione hanno attratto altre persone provenienti da fuori Italia che hanno trovato lavoro nell’economia dei servizi legata al turismo della zona. Questi immigrati hanno iniziato a cambiare la composizione culturale della città. Infatti, alcune delle prime esplosioni di animosità razziale in Italia hanno avuto luogo a Firenze all’inizio degli anni ’90, quando i locali italiani hanno organizzato raid contro i venditori ambulanti, portando ad un dibattito nazionale sull’immigrazione.

Economia di Firenze

Migliaia di fiorentini lavorano nelle periferie industriali, dove sono impegnati nella produzione di mobili, articoli in gomma, prodotti chimici e alimentari. Eppure la città vive principalmente di turismo e del denaro portato da studenti stranieri (soprattutto americani).

L’artigianato tradizionale (oggetti in vetro e ceramica, ferro battuto, pelletteria, oggetti in metalli preziosi, riproduzioni d’arte e simili) è ancora di una certa importanza, insieme ad alcuni capi d’abbigliamento di alta moda e alla produzione di scarpe. Tra le principali aziende di moda che operano in città ci sono Gucci e Salvatore Ferragamo.

Firenze ospita numerose fiere durante tutto l’anno, tra cui una fiera internazionale dell’antiquariato, sfilate di moda internazionali e innumerevoli mostre di artigiani. Per un lungo periodo dopo la seconda guerra mondiale, Firenze è stata la capitale italiana della moda, tenendo una mostra annuale a Palazzo Pitti. Negli anni Settanta, però, Milano ha cominciato a dominare il settore della moda.

Gli interessi commerciali e culturali si fondono nell’offerta di festival di musica, opera e arti visive della città. In particolare, l’annuale festival del Maggio Musicale attira visitatori da ben oltre i confini della città. Di particolare richiamo sono le feste tradizionali, molte delle quali risplendono con gli orpelli delle sfilate e dei cortei medievali.

Tra le più famose ci sono le celebrazioni in onore del patrono della città, San Giovanni Battista. I visitatori possono assistere ai fuochi d’artificio il 24 giugno (giorno di San Giovanni) o assistere alla “partita di calcio” messa in scena in costumi cinquecenteschi nel Giardino di Boboli durante la Settimana di San Giovanni.

L’artigianato è venduto in tutta la città, ma esistono ancora diversi mercati tradizionali. I venditori di oggetti di paglia (dalle piccole statuette ai vestiti a grandezza naturale) hanno le loro bancarelle nella Loggia del Mercato Nuovo (Mercato Nuovo; costruito nel 1547-51). Orafi, argentieri e gioiellieri sono concentrati sul Ponte Vecchio, uno dei ponti più famosi al mondo e simbolo di Firenze. Lì hanno aperto i battenti nel XVI secolo, quando il Granduca Ferdinando I ritenne inelegante per le macellerie fiancheggiare il ponte come avevano fatto per i 200 anni precedenti. Egli ordinò ai praticanti delle “arti vili” di lasciare il posto ai lavoratori dei metalli preziosi. I nuovi occupanti alla fine ampliarono le loro botteghe costruendo verso l’esterno sopra l’acqua, puntellando le loro aggiunte a tre piani su staffe del ponte. I prospetti posteriori di questi ampliamenti conferiscono al ponte la sua aria pittoresca. Sopra le botteghe fu costruito nel 1564-65 un passaggio coperto per collegare il palazzo di Cosimo I (Palazzo Pitti) sulla riva sinistra con gli uffici del governo appena costruiti (gli Uffizi) sulla riva destra.

Gli artigiani che modellano l’oro, l’argento, i gioielli, la paglia, l’intarsio (disegni intarsiati), la pelletteria, il vetro, la ceramica e il ricamo si lamentano di essere stati spinti fuori dall’esistenza dalle pressioni della vita economica moderna. Questi artigiani, tuttavia, si possono ancora vedere attraverso le porte aperte dei loro laboratori, impegnati nei lavori e in bilico negli atteggiamenti mostrati nelle incisioni della facciata quattrocentesca della chiesa dei gildaioli, Orsanmichele.

L’industria pesante tradizionale è ancora importante nella zona. Tra i principali datori di lavoro vi sono Nuovo Pignone (oggi parte della General Electric Company con sede negli Stati Uniti), costruttore di turbine a vapore e compressori, e Piaggio & C.s.p.a. (situata a Pisa e dintorni, 80 km ad ovest), costruttore del famoso scooter Vespa.

La città fa ora parte di un enorme distretto industriale che corre a nord-ovest verso Prato e Pistoia. Questa zona, con le sue piccole imprese e la produzione di qualità all’esportazione, è stata uno dei centri della prospera “terza Italia” degli anni Novanta, rivaleggiando con zone simili dell’Emilia-Romagna e del Veneto per occupazione e profitti. Centinaia di migliaia di ex mezzadri delle zone rurali della Toscana sono diventati piccoli imprenditori in una sola generazione, evitando il trauma della “normale” rapida industrializzazione. Ma l’ambiente ne soffriva, perché la bella campagna toscana si urbanizzava lentamente e il traffico automobilistico minacciava di soffocare non solo la città ma l’intera regione.

Trasporti

Nella zona centrale di Firenze un solido paio di scarpe da passeggio è il miglior mezzo di trasporto, soprattutto da quando la sezione storica è stata chiusa ai veicoli a motore. Sono disponibili anche autobus e taxi e biciclette a noleggio. L’autostrada principale d’Italia, l’Autostrada del Sole, passa a ovest e a sud della città. Poiché Firenze si trova sulla principale linea ferroviaria nord-sud del paese, i collegamenti ferroviari sono altamente affidabili ed efficienti. L’Alta Velocità collega Firenze con Milano in meno di due ore e Roma in meno di una. Inoltre, Firenze ha il proprio aeroporto Amerigo Vespucci (ex Peretola), a soli 5 km dal centro della città. È troppo piccolo per il traffico intercontinentale, ma l’aeroporto internazionale Galileo Galilei di Pisa è a un’ora di treno.

Vita culturale

Firenze ha numerosi musei, per lo più dedicati alla pittura e alla scultura. La Biblioteca Nazionale Centrale è la biblioteca italiana di deposito dal 1870, ricevendo una copia di ogni libro pubblicato nel paese. Ospita milioni di autografi, manoscritti, lettere, incunaboli e libri, tra cui molte edizioni rare. Le biblioteche Riccardiana e Moreniana annesse a Palazzo Medici possiedono la più completa raccolta, compresi i preziosi manoscritti, di opere sulla storia della Toscana. Il Gabinetto Scientifico e Letterario G.B. Vieusseux è una biblioteca scientifica e letteraria fondata nel 1819 da Jean-Baptiste Vieusseux, figura centrale di un gruppo che comprendeva i maggiori esponenti letterari italiani dell’epoca.

Dopo che Lorenzo de’ Medici trasferì l’Università di Firenze (fondata nel 1321) a Pisa nel 1473, la scuola medica rimase indietro, guidando il movimento scientifico in Italia e formando il nucleo dell’università che si costituì legalmente solo nel 1923. L’Accademia della Crusca fu fondata nel 1582 per preparare un dizionario italiano; il simbolo dell’accademia è un setaccio e il suo scopo rimane quello di raccogliere e snodare le impurità della lingua.

Altri istituti specializzati sono un osservatorio, accademie di belle arti, scienze, lettere ed economia agraria, istituti di studi etruschi e italiani, di storia dell’arte e di storia dell’ottica. La Società Italiana Dante, la Società Botanica Italiana e la Società di Studi Geografici sono a Firenze.

Un numero crescente di paesi stranieri e di università mantiene istituti di studio a Firenze e dintorni, attirando numerosi storici e scrittori. Gli Stati membri delle Comunità Europee (poi succeduti dall’Unione Europea) hanno fondato l’Istituto Universitario Europeo nel 1972. L’istituto si trova a nord-est di Firenze, nelle città collinari di San Domenico e Fiesole. È ospitato in edifici storici messi a disposizione dal governo italiano, tra cui Villa Schifanoia, il Convento di San Domenico e la Badia Fiesolana. Il Centro Universitario di Studi del Rinascimento Italiano di Harvard si trova nella splendida Villa i Tatti, lasciata in eredità dallo storico dell’arte Bernard Berenson, sulle colline di Settignano. Sono rappresentate anche le Università di Grenoble e Parigi (Francia), la Syracuse University (New York), la Stanford University (Palo Alto, California), lo Smith College (Northampton, Massachusetts), le università statali della California (USA) e le università dei Paesi Bassi.

Firenze ha sempre vantato un’élite intellettuale che rivaleggia con quella di qualsiasi città italiana. Alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, gli storici Pasquale Villari e Gaetano Salvemini insegnavano all’Università di Firenze. Salvemini fu poi costretto a lasciare l’Italia a causa della violenza fascista. Il più importante intellettuale e teorico del fascismo, Giovanni Gentile, aveva sede a Firenze e fu ucciso dai partigiani comunisti durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra lavorarono in città intellettuali del calibro dello studioso di diritto Piero Calamandrei, dello storico letterario Gianfranco Contini e dello storico sociale comunista Ernesto Ragionieri, così come romanzieri come Vasco Pratolini. La natura cosmopolita della città ha sempre prodotto un ambiente culturale diverso da quello di altre città italiane più chiuse. I vari istituti di ricerca e le facoltà annesse all’Università di Firenze sono tra i più importanti d’Italia.

La gloria di molti fiorentini è la squadra di calcio della città, la Fiorentina o “la Viola”, come viene affettuosamente chiamata la squadra, alludendo alle maglie viola dei giocatori. La società ha vinto il campionato italiano solo in due sole occasioni (nel 1956 e nel 1969), ma continua a suscitare il sostegno fanatico dei suoi seguaci. Quando la stella Roberto Baggio fu venduta all’arcirivale Juventus di Torino nel 1990, i tifosi della Fiorentina causarono disordini che paralizzarono la città. Lo stadio, progettato originariamente negli anni Trenta dall’architetto modernista Pier Luigi Nervi e denominato Stadio Comunale, ha raggiunto lo status di monumento nazionale. È stato ristrutturato per i Mondiali di calcio del 1990 e ribattezzato “Artemio Franchi“, o semplicemente Stadio Franchi.

Storia di Firenze

Florentia (“La città fiorente”) fu fondata nel 59 a.C. come colonia per i soldati degli eserciti di Roma e si configurava come una città di guarnigione rettangolare (castrum) sotto la città etrusca di Faesulae. Le sue strade formavano uno schema di blocchi rettangolari, con un foro centrale, un tempio a Marte, un anfiteatro e bagni pubblici. Nel III secolo d.C. Firenze era già capoluogo di provincia dell’Impero Romano e fiorente centro commerciale. Durante i primi secoli del Medioevo, Firenze fu occupata principalmente da stranieri: prima dagli Ostrogoti nel V secolo, poi dai Bizantini nel VI secolo, e infine dai Longobardi. Dalla fine del X secolo in poi, Firenze prosperò e, sotto il dominio della contessa Matilde di Toscana (1069-1115), divenne la città più importante della Toscana.

Nel 1293 Firenze adottò una costituzione chiamata Ordinanze di Giustizia, che vietava il potere politico sia ai nobili che ai braccianti. Essa prevedeva inoltre frequenti cambi di carica per garantire che nessun gruppo o individuo potesse ottenere il controllo dello Stato; così, i nove priori che costituivano la Signoria (l’organo di governo) furono eletti ciascuno per soli due mesi. Di conseguenza, i fiorentini svilupparono un vivo interesse per la loro politica e divennero una comunità di funzionari pubblici disponibili per la vita pubblica, ma la mancanza di continuità provocò spesso intrighi e alleanze tra fazioni.

Durante i secoli XII e XIII il potere economico e politico della città crebbe costantemente. L’ascesa dell’industria fiorentina dei tessuti di lana e delle banche fornì una base di capitale. Poi la risoluzione nel 1266 di un’aspra lotta tra due fazioni interne orientate rispettivamente alla protezione papale (Guelfa) e imperiale (ghibellina) portò alla vittoria di un gruppo di famiglie di mercanti guelfi in città (così come l’esilio nel 1302 del più grande poeta fiorentino, Dante Alighieri).

Essi rilevarono i monopoli bancari papali dai rivali della vicina Siena e divennero esattori delle tasse per il papa in tutta Europa. Da tale fondazione, le famiglie fiorentine, guidate dai Bardi e dai Peruzzi, arrivarono a dominare sia l’attività bancaria che quella mercantile internazionale. A livello locale, Firenze aggiunse anche le città vicine alla sua sfera d’influenza e obbligò le potenze rivali (Pisa, Siena, Pistoia e Arezzo) a diventare sue alleate.

Con un equilibrio tra le principali famiglie mercantili, Firenze era ora governata dalle sue gilde, divise in sette gilde maggiori e alcune minori. Il podestà della città, o magistrato capo e capo della polizia, poteva essere scelto solo tra le gilde maggiori. I partiti politici si svilupparono lungo i temi dell’espansione aggressiva e del mantenimento della pace; la prima politica fu abbracciata dai Neri (Neri; i ricchi mercanti), la seconda dai Bianchi (Bianchi; i cittadini minori).

Poco prima della metà del XIV secolo, Firenze era diventata una metropoli di circa 90.000 abitanti, rendendola una delle grandi città d’Europa (accanto a Parigi, Venezia, Milano e Napoli). Tuttavia, nell’estate del 1348 la peste nera colpì la città, riducendo la popolazione della metà. Il calvario della città in questo periodo è stato vividamente rappresentato dal cronista Matteo Villani e dallo scrittore Giovanni Boccaccio nella prefazione ai suoi racconti del Decamerone. I fallimenti dei Bardi e dei Peruzzi, pochi anni prima della peste nera, avevano già scosso la prosperità della città, che non si è mai completamente ripresa da questi doppi disastri. Carestie e rinnovate epidemie di peste continuarono per tutto il XIV secolo, scatenando disordini tra la popolazione politicamente non rappresentata. Nel 1378 una ribellione proletaria dei lavoratori del tessuto, la Rivolta dei Ciompi, fu sedata da un’alleanza di mercanti, fabbricanti e artigiani. L’economia della città rimase depressa, e la rivalità di politiche contigue, prima Milano e poi Napoli, non fece che intensificare le minacce alla prosperità di Firenze all’inizio del XV secolo. Uno dei pochi successi fu la conquista di Pisa nel 1406, che fece di Firenze una potenza marittima. In parte per autodifesa, Firenze divenne una grande potenza territoriale accanto a Venezia, Milano e Napoli.

In questo periodo di avversità, il potere delle corporazioni e la loro dominazione sulla città si affievolirono; di conseguenza, mercanti e banchieri di successo, soprattutto Cosimo de’ Medici e Giovanni Rucellai nel XV secolo, riuscirono a plasmare la politica e la cultura civica attraverso un sistema di oligarchia e mecenatismo. Essi scrissero le conquiste che oggi si identificano con il termine “Rinascimento” e i loro palazzi arrivarono a dominare la città tanto quanto gli edifici ecclesiastici in cui stabilirono le loro cappelle di famiglia.

Dai Medici all’unificazione

Cosimo de’ Medici (Cosimo il Vecchio; morto nel 1464) divenne il primo cittadino di Firenze dopo il suo ritorno nel 1434 da un anno di esilio. Raggiunse questa posizione in virtù della sua grande ricchezza (frutto della più grande rete bancaria d’Europa) e di un’ampia rete di mecenatismo. Pur non avendo mai accettato incarichi pubblici, la sua fazione dominava la città. Visse una vita sempre più opulenta, come testimoniano l’ostentazione di Palazzo Medici e il mecenatismo di chiese come quella di San Lorenzo e del monastero di San Marco, con gli affreschi del Beato Angelico. Gli investimenti in cultura, tra cui il mecenatismo di artisti e architetti e l’acquisto di libri e manoscritti, divennero un’espressione fondamentale dello stile di vita aristocratico dei Medici; furono proseguiti dal figlio di Cosimo, Piero, e dal nipote, Lorenzo “il Magnifico” (morto nel 1492). In tutto tranne che nel nome, Firenze era ora governata da un principe mediceo, la cui posizione assomigliava a quella dei tiranni di altre città italiane come Milano, Ferrara, Mantova e Urbino.

La stabilità fu brevemente minacciata nel 1478 dalla brutale ma abortiva congiura dei Pazzi che cercavano di porre fine al dominio mediceo. Nel 1494, poco dopo la morte di Lorenzo, gli eserciti francesi sotto il re Carlo VIII invasero l’Italia. Essi furono appoggiati contro i Medici dal partito popolare di Firenze, che (con l’aiuto dei francesi) riuscì ad esiliare i Medici e a dichiarare Firenze una repubblica. La conseguenza, però, fu la perdita dell’autonomia politica a causa dei maggiori conflitti delle lotte peninsulare italiane. La Firenze repubblicana fu guidata per un breve periodo da un focoso predicatore domenicano, Girolamo Savonarola, che condannò coraggiosamente il lusso e la cultura urbana dei suoi predecessori. Il suo severo governo terminò nel 1498, ma con esso si chiuse una fase di grandezza fiorentina.

I Medici tornarono a Firenze in trionfo nel 1512 dietro l’esercito papale e spagnolo, riaffermando il potere in modo chiaro e spietato. Una tale inequivocabile ricerca del potere da parte dei capi in questo periodo fu codificata nel 1513 da Niccolò Machiavelli nel suo trattato Il Principe.

Tra le alleanze matrimoniali dei membri della famiglia Medici con i nobili francesi vi sono quelle di Caterina de Medici (morta nel 1589), regina di Enrico II e poi reggente di Francia; del Granduca Ferdinando I (morto nel 1609), che sposò Cristina di Lorena; e di Maria de Medici (morta nel 1642), che sposò il re Enrico IV di Francia. La città decadde generalmente sotto il prolungato dominio mediceo, processo che fu segnato solo dal prolungato regno di Cosimo III (1670-1723) e dalla fine della famiglia con la morte del figlio Gian Gastone (morto nel 1737).

Dopo il dominio dei Medici, Firenze fu governata dall’esterno, come Francesco Stefano di Lorena, marito dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, divenne granduca di Toscana. Dopo un intermezzo napoleonico, Leopoldo II d’Asburgo fu l’ultimo sovrano esterno (1824-59). Alla fine abdicò in favore del nuovo re italiano, Vittorio Emanuele. Poco dopo, Firenze si annette al nuovo Regno d’Italia e ne diventa la capitale nel periodo 1865-70.

Dalla fine del XVIII alla metà del XX secolo, una grande colonia angloamericana fu parte integrante della scena fiorentina. La poetessa Elizabeth Barrett Browning, sepolta in piazzale Donatello, il piccolo cimitero inglese, notava che la città era “economica, tranquilla, allegra e bella”. Il Museo Horne, vicino a Santa Croce, e il Museo Stibbert, a nord, sono esempi di case e collezioni lasciate dagli stranieri alla loro città d’adozione.

Evoluzione della città moderna

Nei decenni successivi all’unificazione, gran parte del passato di Firenze è stato seriamente messo a repentaglio, poiché un enorme dibattito ha circondato il rinnovamento della città. Molte delle sue strutture più belle sono state alterate o deturpate, le sue mura medievali sono state in gran parte abbattute e il suo centro antico è stato distrutto, mentre intere zone sono state ripulite e sostituite con piazze e altri spazi pubblici. Il breve periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia, nel 1865-70, vide un notevole aumento della popolazione della città. La crescita continuò caotica fino al XX secolo, quando l’ordine e il senso vennero lentamente ripristinati.

Firenze fu occupata dall’esercito tedesco nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale. La resistenza antifascista era molto forte in città e nella regione toscana, e i combattimenti erano pesanti. Lasciando Firenze, i tedeschi fecero saltare in aria tutti i ponti sull’Arno, ma risparmiarono il famoso Ponte Vecchio. Dopo la guerra, sorsero di nuovo dibattiti sulla ricostruzione della città. Gli anni Cinquanta del secolo scorso videro Firenze espandersi nella sua periferia, e nel 1962 fu sviluppato un piano per guidare l’espansione lontano dall’agglomerato urbano di Firenze-Prato. Nonostante alcune qualità innovative, il piano fallì. Negli anni Ottanta la popolazione di Firenze ha raggiunto oltre 400.000 abitanti.

Oltre alla spoliazione umana, la natura è stata occasionalmente avversaria della vita fiorentina, soprattutto sotto forma di inondazioni dell’Arno. I ponti della città furono distrutti nel XII secolo e di nuovo nel 1333. Nel 1557 il Ponte Vecchio resistette, ma gli altri furono distrutti. L’evento più devastante fu l’alluvione del novembre 1966. Il patrimonio culturale della città fu gravemente danneggiato dalle acque che scorrevano per le strade e si riversavano negli edifici, depositando detriti, fango e petrolio. In alcuni punti l’acqua è salita fino a 6 metri di altezza, sommergendo sculture, dipinti, mosaici e manoscritti nelle biblioteche della città. Proprio in questa fase nacquero gli “Angeli del fango“, volontari che salvarono le opere di Firenze.

Un esercito di esperti internazionali, finanziato con contributi da tutto il mondo, è arrivato per cercare di salvare i tesori danneggiati dall’acqua e dal fango. Per cercare di evitare il ripetersi di questo tragico evento sono state realizzate importanti opere pubbliche. Nonostante alcuni timori, da allora l’Arno non ha più rotto gli argini.

Dalla metà del XX secolo, Firenze è stata governata in gran parte da amministrazioni di centro-sinistra, note per lo zelo riformista, l’onestà e l’efficienza (con alcune notevoli eccezioni). La sinistra cattolica, in particolare, è sempre stata in grado di mantenere le sue solide radici nella società civile. Attraverso il popolare sindaco Giorgio La Pira, i cattolici di sinistra hanno potuto gestire la città per alcuni anni tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. Da allora le sottoculture della sinistra sono sopravvissute a Firenze, nonostante la loro erosione in altre parti d’Italia, e anche il vecchio Partito Comunista Italiano è riuscito a mantenere una forte presenza. Con la sua numerosa popolazione universitaria e le sue tradizioni di sinistra radicale, Firenze è stata uno dei centri delle rivolte studentesche e operaie del 1968. La città riuscì persino a produrre una notevole ribellione contro la Chiesa cattolica organizzata, celebrando messe pubbliche senza permesso ufficiale all’Isolotto di periferia.

Negli anni Ottanta e Novanta i problemi principali della città erano di natura ambientale. L’enorme afflusso di turisti minacciava di sommergere la città in tutti i sensi, e il centro città cominciò a perdere il suo carattere distintivo e le sue botteghe artigiane. L’inquinamento raggiunse livelli record, grazie alla proprietà di massa dei veicoli a motore e alla particolare posizione geografica della città. Negli anni Ottanta, con la chiusura del centro città alle auto private, sono state finalmente adottate misure drastiche. Questa politica è andata in qualche modo ad alleviare la pressione sulla città, ma la zona è ancora soffocata da migliaia di scooter e autobus, e la città subisce ancora un costante assalto turistico. Firenze rischia di diventare una città di provincia commercializzata, piena di negozi di gingilli, bar troppo costosi e musei affollati.

Come Venezia, sembra essere organizzata principalmente per turisti e studenti e per i fiorentini che lavorano nelle industrie a loro direttamente collegate. Certamente il dinamico quartiere economico che si estende fino a Prato non è eguagliato dalla città stessa, che continua a capitalizzare il passato.

L’etichetta di “città-museo” è quindi forse meglio applicata alla Firenze di oggi, nonostante la regione altamente produttiva di cui è capoluogo.