Palazzo Bricherasio di Torino

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Palazzo Bricherasio a Torino
Il Palazzo Bricherasio di Torino, attuale sede di Banca Sella

Nel pieno centro storico di Torino, a due passi da Pazza San Carlo e da Via Roma, esiste un palazzo seicentesco, sconosciuto ai più, che è una pietra miliare per la città di Torino. Stiamo parlando di Palazzo Cacherano di Bricherasio, già luogo in cui venne fondata la FIAT.

Si trova in via Giuseppe Luigi Lagrange 20 e fu la sede di una famiglia estinta dell’antica nobiltà piemontese, appunto i conti Cacherano di Bricherasio; famiglia che si distinse nella storia recente piemontese, per opere di filantropia e mecenatismo, oltre per il fatto di avere alcuni viceré dei Savoia nelle proprie fila.

Oggi è la sede principale di Banca Sella (dal 2010), ma nel corso della storia, soprattutto recente (dopo il secondo dopoguerra) ha avuto vari passaggi di proprietà e un’alternarsi di periodi bui a periodi di splendore.

Breve storia di Palazzo Bricherasio

Palazzo edificato nell’antica contrada dei Conciai, fu fin da subito (1636) sede signorile; il primo passaggio di proprietà si ha intorno a metà del ‘700, quando i conti Solaro di Monasterolo lo acquistarono e commissionarono all’architetto Carlo Emanuele Bovis un primo rimaneggiamento (1760).

Quasi 100 anni dopo, a metà dell’800, fu abitato da Giovanni Berchet, poeta milanese e protagonista del romanticismo italiano, nonché uno dei deputati del Regno Sabaudo. Berchet che morì proprio nella dimora torinese il 23 dicembre 1851, giorno del suo sessantottesimo compleanno.

Solo nel 1855, su volontà del conte Luigi Baldassarre Cacherano di Bricherasio, diventò di proprietà della famiglia Bricherasio, i quali portarono a termine una profonda ristrutturazione, sia interna che esterna, su progetto di Barnaba Panizza.

Il conte ebbe dalla moglie, la marchesa Teresa Massel di Caresana, due figli: Sofia ed Emanuele, i quali, alla morte dei genitori, gestirono il palazzo facendolo diventare un salotto della Torino bene.

Sofia Cacherano di Bricherasio

La figlia del conte Luigi, appunto Sofia Cacherano di Bricherisio, fu pittrice, ma ancora più importante fu la sua opera di tessitrice di rapporti sociali, facendo diventare Palazzo Bricherasio un salotto culturale di Torino.

Il Palazzo diventò così sede di ricevimenti, iniziative culturali, mostre e palco per rappresentazioni musicali, uno dei principali poli del capoluogo piemontese.

Vari furono gli artisti che poterono rappresentare le proprie arti nel palazzo in questi anni, dai pittori Lorenzo Delleani e Rodolfo Morgari allo scultore Leonardo Bistolfi, dallo scrittore Edmondo De Amicis al musicista Arturo Toscanini.

Emanuele Cacherano di Bricherasio

Il fratello di Sofia, Emanuele, era più avvezzo alle nuove tecnologie e sfruttò l’opera e le conoscenze di famiglia per creare attorno a sé un gruppo di aristicratici.

Sotto la guida di Emanuele, Palazzo Bricherasio entrerà nella storia, la data è quella del 1º luglio 1899 e al primo piano del palazzo, nello studio personale di Emanuele, un gruppo di giovani nobili, abbracciando le invenzioni meccaniche provenienti dalla Francia e dalla Germania, fondò una società che presto prese il nome di F.I.A.T.

Lo storico evento fu raffigurato proprio dall’amico di Sofia, Lorenzo Delleani.

Fondazione FIAT nel Palazzo Bricherasio
Il dipinto di Lorenzo Delleani che imprime nella memoria la fondazione della FIAT

Nel dipinto possiamo vedere, intorno al tavolo, mentre Emanuele Cacherano di Bricherasio firma l’atto che lo porterà a diventare Vice Presidente della nascente società, anche Luigi Damevino, Cesare Goria Gatti, Roberto Biscaretti di Ruffia, Carlo Racca, Michele Ceriana-Mayneri, Giovanni Agnelli, Lodovico Scarfiotti e Alfonso Ferrero di Ventimiglia.

Storia moderna di Palazzo Bricherasio

Nel 1904 Emanuele venne meno e il palazzo rimase nelle proprietà di Sofia, la quale non ebbe mai figli e alla morte, avvenuta nel 1950, l’immobile fu parte del lascito verso la Piccola opera della Divina Provvidenza di don Orione.

Non prima, però, di ricevere un nuovo importante restauro, nel 1937, ad opera dell’architetto Annibale Rigotti, quando perse il giardino, finito a far parte della nuova via Roma. Proprio nel 1937 si ebbe la creazione della cancellata e la nuova facciata, perfettamente contestualizzata con lo stile della nascente via.

Per fortuna non fu mai toccato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, altrimenti, probabilmente, si avrebbe avuto la perdita completa dell’immobile.

Dal 1950 in poi il palazzo fu prima sede di una scuola di ricamo, quindi, negli anni ’80, diede ospitalità le aule dell’istituto tecnico superiore per periti meccanici. Da metà degli anni ’80 fino al 1994, probabilmente, il palazzo toccò il fondo della sua storia.

Nel 1994 Palazzo Bricherasio tornò ai suoi fasti, grazie al gallerista Alberto Alessio, il quale acquistò l’opera e la restaurò attentamente, facendola diventare la sede della Fondazione Palazzo Bricherasio, un importante polo espositivo di mostre di altissimo livello.

La fondazione chiuse nel 2009 e l’anno successivo Banca Sella acquistò l’immobile, garantendo comunque l’accesso a guide guidate, solo in determinati periodi dell’anno.

Caratteristiche architettoniche

Sviluppato su una pianta quadrangolare, presenta dei prospetti di colore grigio chiaro con finestre neoclassiche.

L’affaccio su via Lagrange, un tempo unica via d’accesso al palazzo, presenta una porta che porta sulla piccola corte interna.

Il tetto ha una serie di abbaini aggiunta nella ristrutturazione del 1994, quando dal sottotetto si recuperò un appartamento privato.

Al primo piano è presente una targa memorativa che ricorda la residenza del poeta Giovanni Berchet, ma nulla che ricordi la storica firma della fondazione FIAT. Fino agli inizi del 2000 l’area antistante la facciata settentrionale aveva un pavimento in porfido rosso, derivante dal restauro del 1937, quando il palazzo fece spazio per la strada pubblica. Infine, dal 2010, il piano terra è stato dedicato a locali commerciali.

All’interno del palazzo degli affreschi settecenteschi non rimane praticamente nulla, anche perché dopo un decennio di ITIS sarebbe complesso salvaguardare qualcosa. Il restauro del 1994 cercò di riportare in vita lo “scalone dei putti“, in legno dorato e ottone e qualche tentativo di recupero di qualche sala settecentesca.